sabato 1 aprile 2017

ANNA GIRALDO INTERVISTA

  • Ciao Anna, è un piacere averti qui oggi. Per rompere il ghiaccio ti chiedo: chi sei al di fuori del mondo della scrittura? Raccontaci di te. 

Ciao Jey, grazie per la disponibilità che dimostri verso gli autori italiani, penso di parlare per tutti dicendoti che è una cosa molto importante per noi. Mi chiamo Anna Giraldo e abito in provincia di Mantova, nella vita vera sono una consulente informatica. La mia formazione scolastica e le mie scelte lavorative mai avrebbero lasciato supporre che la scrittura diventasse vitale per me: ho iniziato a scrivere solo nel maggio 2008, quasi per gioco, pensando che non sarei mai riuscita a portare a termine nemmeno un’opera. Oggi, con tanti romanzi e racconti alle spalle, sono felice di essere riuscita a mettere il punto al mio primo manoscritto e, dopo mille revisioni e ripensamenti, di avere avuto il coraggio di proporlo per la pubblicazione.
  • L’autore in primo luogo è un lettore. Vorresti parlarci dei tuoi autori, generi preferiti e soprattutto cos’è per te leggere?

Un libro è un’altra breve intensa vita. Un lettore ha la potenzialità e la fortuna di vivere tante bellissime avventure, affezionarsi ai personaggi, giocare a “proseguire” le loro storie una volta terminata la lettura. Chi non legge non è tanto fortunato e penso che la sua vita sia un tantino più monotona, non credi? Sono nata come lettrice pigra e selettiva, leggevo grandi nomi della letteratura internazionale, a volte a fatica, e mi prendevo lunghe pause. Ho avuto modo di crescere come lettrice quando ho iniziato a frequentare il Gruppo di Lettura del mio paese. All’interno del nostro gruppo ho la possibilità di proporre letture e, allo stesso tempo, di accogliere le proposte degli altri membri. Ho imparato così a conoscere molti nuovi autori italiani e non e a prendere in considerazione le opinioni, spesso molto diverse dalle mie, di altri lettori. Alcuni membri del gruppo mi hanno anche insegnato a fare una cosa un po’ impegnativa, ma molto interessante: una volta letto un romanzo, vanno a cercare altri autori che abbiano trattato lo stesso tema. Questa cosa, tra l’altro, mi è utilissima quando sono in fase di gestazione di un romanzo mio. Cito, fra tutti, alcuni autori che ho scoperto grazie al gruppo e che mi hanno dato molto, sia a livello di lettura che di scrittura: David Almond, Tim Winton, Melania Mazzucco, Aidan Chambers… ma potrei proseguire per molte molte pagine.
  • Come è iniziato il tuo percorso in questo mondo fantastico?
Letteralmente per caso. Avevo appunti manoscritti da sempre, ma era impossibile ricavarne una storia. Non erano diari, né racconti, erano semplici pensieri o abbozzi di storie mai terminati. Era il 2008, da un paio di anni avevo scoperto e letto più volte i libri di Harry Potter e, come tutti gli altri appassionati della saga, una volta uscito l’ultimo romanzo, mi ero sentita un po’ orfana. Un’amica mi aveva consigliato di leggere di vampiri e io per qualche tempo avevo seguito il suo consiglio, tra entusiasmi e delusioni. Una sera ho spento la tv e aperto Word sul pc. Pensavo che sarebbe stato un passatempo per una serata, niente di più. Tre mesi dopo esisteva la prima versione di 436, il mio primo romanzo. Inutile dire che, da allora, non mi sono più fermata. E la tv rimane sempre spenta.·    
  •    Parlaci di uno tuo scritto.

Vorrei parlare di Remake, il mio ultimo romanzo che, tra l’altro, ha segnato una svolta nel mio modo di scrivere.Remake è infatti il mio primo romanzo completamente realista e, anche dal punto di vista narrativo, sperimenta qualcosa di nuovo, utilizzando più voci narranti. Remake è ambientato nel mondo della moda: Victor, un talent scout di successo, ingaggia Mary con la promessa di farla diventare una supermodel da copertina. Ma Victor è anche uno stalker e un manipolatore e costringe Mary ad attenersi a regole ferree facendole di continuo violenze psicologiche e imponendole persino un nuovo nome: Stella. Anche Christian è un pupillo di Victor e, come Mary, ha subito una vera e propria metamorfosi fra le sue mani. Dopo cinque anni di questo trattamento, Christian è ormai distrutto, pur dipendendo ormai psicologicamente dal suo carnefice. Quando Stella e Christian si incontrano nasce qualcosa, che forse non è amore, ma una semplice forma di ribellione nei confronti del loro aguzzino, una ribellione che li porterà oltre Victor, in modi diametralmente opposti ma altrettanto dolorosi. Una parte importante nella narrazione e nella storia è affidata a Benny, il fratello quattordicenne di Mary, che, mentre racconta le vicissitudini della sorella, racconta anche di sé. Benny è un ragazzino “diverso” sotto tanti aspetti: ottimista ed estremamente sensibile, dall’aspetto femmineo e innamorato di Fabio, un compagno di scuola. Quando Fabio scopre le inclinazioni di Benny crea il vuoto attorno a lui. Il ragazzino rimane solo, abbandonato anche dalla sorella che sta facendo carriera nel campo della moda. Sarà uno strano vicino, dal misterioso passato, a tenergli compagnia. Un vicino la cui storia è letteralmente un remake e che saprà regalare a Benny ciò che di prezioso la sua vita (vera) già vissuta ha lasciato ai posteri.
  • Un libro che ti ha cambiato la vita e perché...

Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa. L’autore ha lavorato per moltissimi anni a questo libro che non ha mai terminato ed è stato pubblicato solo postumo. Si tratta di una raccolta di frammenti e riflessioni che, nella finzione, compongono il diario di Bernardo Soares, un contabile di Lisbona con la passione per la scrittura. Questa autobiografia senza fatti, così come la definisce lo stesso Soares nel romanzo, contiene pagine di rara intensità e chiunque ami scrivere non può non “riscoprirsi” nelle sue indimenticabili parole.
  •  Che genere preferisci leggere e scrivere?
Amo molto leggere e scrivere le storie di ragazzi, non importa se sono destinate a un pubblico giovane o adulto.Penso che i personaggi giovani possano raccontare di più e con più emozione: d’amore, di vita, di crescita personale. Per questo affido a loro le mie storie e per questo cerco storie da leggere che parlino di loro.
  • Preferisci il cartaceo o l’ebook?
Se non avessi l’ereader, con tutte le riletture e revisioni che faccio ai miei manoscritti, avrei gettato via quintali di carta, ormai. Mi capita anche di acquistare ebook di altri autori. Però, a rischio di essere banale, preferisco sentire il fruscio delle pagine di carta e inchiostro quando leggo.
  • Hai qualche autore a cui ti ispiri quando scrivi?
Non un autore solo, ma tantissimi. Ogni nuova lettura mi insegna qualcosa da fare (o da non fare) nel prossimo romanzo. Mi ispiro molto anche alle altre forme d’arte: alla musica, al teatro, al cinema, alla poesia, alla pittura e alla scultura. Potrei dire che l’arte in grado di emozionarmi finisce per compenetrare le mie pagine. Un esempio? Le sette parti di Remake, il mio ultimo romanzo, sono ispirate ognuna a una canzone dei Nirvana, per le scene d’amore, invece, ho tratto spunto dalle statue di Auguste Rodin. Il personaggio di Christian è “Il re di un paese di pioggia” cantato in una delle versioni di Spleen di Charles Baudelaire. Per la struttura narrativa ho invece preso a esempio i romanzi Monoceros di SuzanneMayr, Parole Avvelenate di MaiteCarranza e MysteriousSkin di Scott Heim. Il plot, invece, è basato sui temi (tradotti in chiave moderna) trattati da Tennesse Williams nelle sue opere teatrali degli anni ’50. Cosa rimane di mio in tutto questo? Remake. 
  • Quando trovi il tempo di scrivere?
Uno scrittore che ha anche un’altra professione è una specie di ladro di tempo e di attenzione. Ruba istanti alla propria vita sociale, famigliare e lavorativa per progettare i propri romanzi. Sotto questo aspetto io non smetto mai di scrivere, lo faccio sempre: quando sono in viaggio, quando svolgo il mio lavoro di consulente, quando sono con gli amici, una piccola parte del mio cervello sta sempre progettando, oppure è in allerta, pronta a cogliere nuove esperienze e nuovi personaggi che andranno a popolare le mie pagine. Poi c’è il tempo per la scrittura, di sera oppure nel weekend. In effetti questo tempo è molto meno impegnativo di quanto non appaia soprattutto se la storia è stata ben congeniata e se i suoi elementi sono già chiari nella mia mente. Infine c’è un tempo lunghissimo di revisione, che, personalmente, mi piace un sacco.
  • Secondo te quali sono i pro e contro dei Self Publishing e pubblicazione tramite Casa Editrice?
Ho provato entrambe le cose e devo dire che se il self-publishing è una sorta di conquista in quanto permette all'autore di decidere ogni aspetto della propria pubblicazione.Affidarsi all’editoria, per certi aspetti, può essere rilassante. Fatte salve poi le cocenti delusioni quando si scopre che l’editore non rispetta il contratto editoriale. Purtroppo a me è capitato con i primi libri e devo ammettere che ho scelto l’autopubblicazione anche per questo motivo. Con Remake, però, ho deciso di tornare all’editoria tradizionale. Il libro è infatti pubblicato da BIBIBOOK, una casa editrice con sede a Salsomaggiore.


  •  Quando hai iniziato il tuo percorso chi ti ha sostenuto e chi ti sostiene?
Ho tanti lettori che mi vogliono bene e che ringrazio di cuore per il grande sostegno. La mia prima lettrice in assoluto è mia madre. Quando ho iniziato a scrivere non le ho detto nulla, ha scoperto la mia nuova passione quando le ho mostrato il primo manoscritto già terminato… e considerando che non avevo mai manifestato il desiderio di scrivere, sulle prime è rimasta un po’ sorpresa. Tuttavia ha letto quel primo romanzo con interesse e alla fine mi ha detto: sei brava, perché non lo pubblichi? Ebbene, dopo un paio d’anni e un sacco di revisioni, l’ho pubblicato.


  • Quando scrivi quanta parte di te si riversa nei tuoi personaggi?
Inutile negarlo, i miei personaggi sono parte di me, del mio vissuto, di ciò che conosco, non importa quanta finzione ci sia in ciò che scrivo.

  • Preferisci una storia in prima persona o in terza persona?
Io scrivo spesso in prima persona al presente, mi aiuta a mantenere il punto di vista e a rendere l’impatto emotivo della storia. Invidio chi scrive in terza persona, magari al passato, e riesce comunque a coinvolgermi e a farmi sognare.
  • Se dovessi scrivere a quattro mani un romanzo, chi sarebbe il tuo compagno ideale di scrittura?
Rompo sempre le scatole a un mio amico, uno scrittore bravissimo. Si chiama Luca Azzolini e gli ho proposto più volte di scrivere una storia a quattro mani. Ma abbiamo gusti letterari, modalità e tempi creativi molto diversi. L’unica cosa che abbiamo in comune, a parte la grande amicizia, è la stima reciproca. Però ho in serbo una sorpresa… Una collaborazione, della quale al momento non posso svelare nulla, grazie alla quale ho già nel cassetto un romanzo che presto potrebbe vedere la luce editoriale (o self, si vedrà).
  • Programmi per il futuro? Puoi dirci qualcosa dei tuoi nuovi scritti?
Spero, entro il 2017, di riuscire a ripubblicare i miei primi romanzi: 436 e Thunder + Lightning, entrambi facenti parte della Saga del Giaguaro. Sempre nel 2017 mi piacerebbe fare uscire Oltre, l’ultimo capitolo, almeno in tema di romanzi “lunghi”, della saga. E poi ho questo romanzo nuovo, scritto in collaborazione con un’amica, nel quale torno ad ambientare a Londra, una città alla quale sono legata per tanti motivi. Infine sto scrivendo nel genere che al momento mi è più congeniale, ovvero la fiction realista con sfumature noir. Parlerò di musica rock, di attualità, di sogni infranti, e di molto altro. Ma per questo nuovo lavoro mi serve ancora un po’ tempo e tanta tanta pazienza, soprattutto da parte dei miei lettori.

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